Stasera, durante una videocall con un artista, ho detto una cosa che ogni volta ferma il flusso, anche solo per un istante.
Ho detto no.

Ho detto: “Lo dico contro il mio interesse, ma avviare una campagna stampa ora andrebbe contro il tuo”.

Dall’altra parte, silenzio.
E in quel silenzio c’era l’eco di una domanda chiarissima:

“Mi stai davvero dicendo che non vuoi i miei soldi, che non vuoi vendermi un servizio?”

La risposta è sì.
Non voglio venderti nulla, perché se non c’è struttura, non c’è investimento.

Non intendo alimentare illusioni.
Non mi interessa proporre una campagna a chi, in questo momento, non è ancora pronto a sostenerla davvero.

Se hai visto gli artisti che seguo in comunicazione su Repubblica, Billboard, Sky TG24, Radio 105 o altrove, non è per magia, né perché esista una formula replicabile in automatico.
È perché dietro c’era una direzione leggibile, una narrazione pronta, un progetto, anche agli esordi, con basi abbastanza solide da poter stare in piedi davanti a una redazione.

Se avviassi una campagna prima che tu abbia messo a fuoco la tua identità, non starei facendo comunicazione.
Starei solo assecondando una fretta che non farebbe bene né a te né a me né al mercato.

Non è una questione di talento.
È una questione di metodo.

Serve qualità.
Serve coerenza, estetica e contenutistica.
Serve un’identità che tu possa sostenere davvero, nel tempo.
E serve un assetto strategico.

Fare PR senza un messaggio significa chiedere attenzione senza avere ancora qualcosa di chiaro da affidarle.
La comunicazione organica richiede tempo e responsabilità.
Richiede studio, ascolto e la capacità di trovare un angolo notiziabile, credibile e presidiabile.

Spesso la trasparenza viene letta come eccessiva disponibilità o, peggio, come ingenuità.
Ma non è questo.
È una scelta precisa.

Perché non credo nella logica degli squali.
Non si cresce oscurando la luce degli altri, e non serve la sopraffazione per legittimare il proprio percorso.

Credo nella cooperazione, nella formazione continua, nel rispetto.
E credo che mettere ordine nella direzione di un artista sia una responsabilità che non consente espedienti.

Per questo sento sempre di più la necessità di proteggere questo approccio, e di stare accanto al mio metodo con la stessa fermezza con cui, da anni, sto accanto agli artisti che seguo.

Perché se la narrazione non parte da una consapevolezza reale, nessun ufficio stampa può renderla credibile.
Io ci sono.
Ma il primo a dover abitare davvero il proprio progetto sei tu.

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