Pagare un pubbliredazionale se sei un artista: sì o no? Capiamolo insieme con esempi concreti

La risposta corretta non è sempre la stessa.

Capita spesso che un artista mi chiami e mi dica:

«Voglio uscire su un magazine nazionale.»

Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, La Nazione, Il Messaggero o altre testate nazionali di primo piano.

La prima cosa che faccio non è certo inviare un preventivo.

Cerco di capire perché voglia finire proprio su quella testata e, soprattutto, quale risultato si aspetta di ottenere.

Pubblicazione organica o pubbliredazionale?

Se esiste una notiziabilità forte, si parte dalla strada organica.

Ma la notizia deve avere REALMENTE senso per quella redazione.

Deve poter intercettare l’interesse di uno specifico giornalista e, di conseguenza, del pubblico che legge quel giornalista o quella testata.

Quando queste condizioni non ci sono, si può valutare una pubblicazione a pagamento.

Ed è qui che bisogna distinguere tra investimento e spesa.

Facciamo qualche esempio concreto.

Esempio 1: un artista drill vuole uscire su La Repubblica

Un artista che fa drill mi chiama e mi dice:

«Voglio uscire su La Repubblica.»

Io posso anche creare una narrazione ad hoc per quella testata.

Ma la domanda è:

che senso ha uscire su La Repubblica a pagamento per il suo progetto?

Il lettore medio de La Repubblica appartiene prevalentemente a una fascia adulta.

È quindi poco probabile che, dopo aver letto un pubbliredazionale su un artista drill emergente, vada ad ascoltarne il brano, seguirne il profilo o diventarne fan.

Chiaramente, per la legge dei grandi numeri, qualcuno potrà anche farlo.

Ma stiamo parlando di una percentuale decisamente ridotta.

In quel caso, quindi, non si tratta di un investimento, ma di una spesa.

Investimento

Costruisce valore nel tempo.

Spesa

Consuma risorse nell’immediato.

L’artista ha acquistato una presenza prestigiosa, ma difficilmente quella presenza produrrà un risultato coerente con il suo obiettivo.

La grandezza e l’importanza del nome della testata non garantiscono automaticamente la qualità dell’investimento.

Un altro caso: il sogno di vedersi sul Corriere della Sera

Un artista può dirmi:

«Il mio sogno, fin da bambino, è sempre stato quello di vedermi sul Corriere della Sera.»

E va benissimo.

Lo si può fare.

Ma è importante che sappia esattamente che cosa sta acquistando e che ne sia consapevole.

In quel caso, non sta necessariamente investendo per ottenere ascolti, follower o nuovi fan.

Sta realizzando un desiderio personale.

Sta acquistando un risultato simbolico, da stampare, appendere in camera e guardare tutte le sere prima di andare a dormire.

E, credetemi, non c’è nulla di sbagliato.

Purché lo sappia e ne sia pienamente consapevole.

Perché quei soldi, investiti altrove, potrebbero produrre un risultato nettamente più utile per il suo percorso:

  • raggiungere un pubblico più affine;
  • rafforzare il progetto;
  • sostenere il brano;
  • generare opportunità concrete.

La consapevolezza sta tutta qui: sapere se si sta pagando per una conversione oppure per una soddisfazione personale.

Non c’è nulla di sbagliato né in un caso né nell’altro.

Lo sbaglio nasce soltanto quando questa distinzione non viene fatta.

Altro conto: un cantautore di 50 o 60 anni

Un cantautore di 50 o 60 anni, con un pubblico adulto e un progetto coerente con il taglio della testata.

In quel caso, qualora non si riuscisse a ottenere una pubblicazione organica, un pubbliredazionale su La Repubblica, Corriere della Sera o La Stampa potrebbe effettivamente intercettare i lettori giusti.

Lettori potenzialmente interessati al progetto e, quindi, più propensi a trasformarsi in ascoltatori o follower.

La testata è la stessa.

A cambiare sono il progetto, il pubblico e l’obiettivo.

Quando un pubbliredazionale può essere un investimento efficace?

Un pubbliredazionale può essere un investimento efficace quando:

  • la testata parla al tuo pubblico di riferimento;
  • il contenuto rafforza il tuo posizionamento;
  • l’uscita fa parte di una strategia più ampia;
  • esiste un obiettivo chiaro, oltre al semplice desiderio di comparire;
  • il costo è proporzionato al risultato che puoi realisticamente aspettarti.

La domanda da farti prima di pagare

Prima di pagare per uscire su una testata, quindi, non chiederti soltanto:

«Quanto è importante questo magazine?»

Chiediti:

«Quanto è importante questo magazine per il mio pubblico, per il mio progetto e per il risultato che voglio ottenere?»

Perché una pubblicazione prestigiosa può essere un investimento corretto.

Ma può anche essere soltanto una spesa molto bella da incorniciare.

E lo ripeto: non c’è nulla di sbagliato in nessuno dei due casi.

L’importante è esserne consapevoli.